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Ideazione grafica della lampada: Mariacristina Eidel
Realizzazione: Sandra Natalizzi/Armonie D’Arredo: http://armoniedarredo.eu

La maschera e lo sguardo dell’altro

II linguaggio quotidiano associa la metafora della maschera per lo più all’inganno e all’imbroglio. Nel quotidiano ritornano frasi del tipo “togliti la maschera!”, “quel tipo porta sempre una maschera”, “cosa c’è dietro la sua maschera?”. La maschera diventa così uno strumento di difesa, di fuga, di falsità. È presente una connotazione strettamente negativa nell’espressione “mettere la maschera”. Ciò che appare come maschera è falso, mentre dietro di essa si cela la verità, l’essere autentico della persona.

Le maschere sono di più di un bene o di un male. Come la vita, o un suo frammento, rappresentano e raccontano, colgono significati più profondi e nascosti, creano comunicazione e identificazione, lasciano segni e tracce, divenendo esse stesse simbolo e metafora. La maschera è dunque mezzo di espressione. Così la consacra il teatro. Solo il cattivo teatro finge, il buon teatro non è ne vero ne falso. Il palcoscenico è il luogo privilegiato della creazione di una realtà e di un senso, suggerisce significati da dare all’accadere delle cose. Recitare “nel modo giusto”, agire, esistere sul palcoscenico, nelle condizioni di vita di un personaggio e all’unisono, rappresentarlo con coerenza ed umanità, vuol dire, immergersi nella vita e coglierne un frammento. Figure tragiche, eroiche, felici ed infelici, fortunate o maledette sfilano e ci invitano a vivere con loro quell’istante, che talvolta conosce soluzione, talvolta no.

Questo significa “rivivere una parte” (Stanislavskij). Nella sostanza, è la vita, ma lo è anche in forma più concentrata, più compressa nel tempo e nello spazio. La scena non è solo un luogo di inganno. E’ anche un luogo della rappresentazione. Il palcoscenico teatrale usato come metafora non è solo uno spazio in cui si finge, ma anche lo spazio in cui è possibile attribuire un significato alle azioni.

Essenzialmente, è la vita, ma lo è in forma più concentrata, più compressa nel tempo e nello spazio (Brook).

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