142 Views |  Like

Art Hotel, perché l’Arte è Benessere

Nelle immagini il “Il giardino del paradiso” (ideazioni di Mariacristina Eidel per le installazioni e i pannelli esposti al Roma Room Art Hotel)

Il termine greco antico παράδεισος (parádeisos), nell’intenzione di rendere il termine ebraico גן (gan, “giardino”) ovvero “giardino [dell’Eden]” deriverebbe dal ricostruito medio iranico, *pardēz.”, mentre è correlato all’attestato antico iranico, precisamente avestico, pairidaēza, dove tuttavia non possiede alcun significato religioso, indicando il “recinto”, derivando in quella lingua da pairidaēz (murare intorno, circondare con mura), quindi da paìri (intorno) + daēz (accumulare). Horto recluso, spazio differenziato, nel quale bellezza ed armonia sono legati ad una dimensione di pace, riposo, spensieratezza.

Giardino del Paradiso – Primavera

 

“l’arte scuote dall’anima la polvere accumulata dalla vita di tutti i giorni”
Pablo Picasso

Nel Medioevo, Tommaso d’Aquino definisce l’opera d’arte in sé né morale né immorale, lo diventa solo se aiuta l’uomo nel suo perfezionamento o ve lo distoglie. Come in Platone, l’arte distingue un bello “formale”, che si ferma alla sola bellezza, e un bello “integrale”, che partecipa nel contempo alla bellezza e al bene.

La civiltà greca fu forse il primo ambito culturale nel quale le attività artistiche acquistarono una loro definizione, tale da distinguerle dalle comuni attività della vita sociale; tuttavia erano concepite in modo molto diverso da oggi: il termine usato per la produzione di oggetti artistici era infatti il generico techné, che indicava ogni operazione dell’uomo tesa a modificare e trasformare le cose di natura, e più in generale tutto ciò che era identificabile come artificio non naturale. Venivano definite e accomunate da questo termine tanto ciò che per noi oggi è comunemente l’arte quanto ciò che noi distinguiamo come artigianato. Soltanto abbastanza tardi venne coniato lo specificativo technai eleutheriai. Ma la techné si esprimeva anche come un “fare” umano al di fuori delle esigenze quotidiane, e in tal senso era il verbo poiein ad indicarlo, e il derivato poiesis l’attività artistica in generale. All’interno delle technai eleutheriai vennero a poco a poco raccolte tutte quelle forme espressive concernenti le nostre cosiddette arti visive (quali architettura, scultura, pittura), quelle letterarie e quelle dello spettacolo.

Nel Medioevo, Tommaso d’Aquino definisce l’opera d’arte in sé né morale né immorale, lo diventa solo se aiuta l’uomo nel suo perfezionamento o ve lo distoglie. Come in Platone, l’arte distingue un bello “formale”, che si ferma alla sola bellezza, e un bello “integrale”, che partecipa nel contempo alla bellezza e al bene.

La civiltà greca fu forse il primo ambito culturale nel quale le attività artistiche acquistarono una loro definizione, tale da distinguerle dalle comuni attività della vita sociale; tuttavia erano concepite in modo molto diverso da oggi: il termine usato per la produzione di oggetti artistici era infatti il generico techné, che indicava ogni operazione dell’uomo tesa a modificare e trasformare le cose di natura, e più in generale tutto ciò che era identificabile come artificio non naturale. Venivano definite e accomunate da questo termine tanto ciò che per noi oggi è comunemente l’arte quanto ciò che noi distinguiamo come artigianato. Soltanto abbastanza tardi venne coniato lo specificativo technai eleutheriai. Ma la techné si esprimeva anche come un “fare” umano al di fuori delle esigenze quotidiane, e in tal senso era il verbo poiein ad indicarlo, e il derivato poiesis l’attività artistica in generale. All’interno delle technai eleutheriai vennero a poco a poco raccolte tutte quelle forme espressive concernenti le nostre cosiddette arti visive (quali architettura, scultura, pittura), quelle letterarie e quelle dello spettacolo.

Il tentativo di avvicinarsi al “bello naturale” o “artistico” non può prescindere dalla percezione della cosiddetta “estetica”. Il filosofo tedesco Alexander Gottlieb Baumgarten pubblicò il Trattato “Aesthetica” nel 1750, usando peraltro un termine già da lui coniato nel 1735 nella sua tesi di laurea intitolata Meditazioni filosofiche su argomenti concernenti la poesia.
La parola “aesthetica” ha origine dalla parola greca αἴσθησις, che significa “sensazione”, e dal verbo αἰσθάνομαι, che significa “percepire attraverso la mediazione del senso”. Originariamente l’estetica infatti non è una parte a sé stante della filosofia, ma l’aspetto della conoscenza che riguarda l’uso dei sensi.

L’arte è sinonimo di benessere. Lo ha confermato anche una ricerca italiana condotta dall’Istituto clinico Humanitas di Milano : il bello provoca emozioni capaci di agire sulla mente anche più dei farmaci.
Nella nostra vita, per vivere meglio, serve dunque più arte. Perché come sosteneva Picasso “l’arte scuote dall’anima la polvere accumulata dalla vita di tutti i giorni”. O perché, come dicevano più recentemente Alain De Botton e Jhon Armstrong l’arte ci permette di risolvere i problemi della vita. E attorno a quest’idea hanno costruito il loro movimento, la loro scuola dove l’arte s’impara per instaurare relazioni soddisfacenti, trovare la felicità e superare le ansie e le paure legate alla morte. Non solo per contemplare il bello, ma anche per migliorare la nostra vita.

Lisa Phillips in “The artistic edge” spiega che l’arte è fondamentale per aiutare i ragazzi a liberare le loro potenzialità. Non solo a scuola ma anche a casa. L’arte è strumento non per pochi, ma per tutti per sviluppare le proprie competenze in termini di pensiero creativo, fiducia, problem solving e capacità di costruire relazioni efficaci.

La creatività non ha età. Lo dimostra la città di Lisbona con Lata 65, un’organizzazione no profit che promuove l’arte tra la popolazione anziana. E non si tratta “solo” di andare per mostre, ma di fare arte attivamente. Un esempio? Il progetto che trasforma gli anziani in artisti di strada. L’obiettivo è avvicinare gli anziani ai giovani su un territorio comune, attraverso l’arte e la creatività.

Guardare un quadro fa bene all’umore e alla mente.

Proprio per questo abbiamo deciso di allestire i nostri spazi come se fossero dei luoghi permanenti d’arte e di confronto estetico invitando i nostri ospiti a trascorrere il loro soggiorno in un benessere creativo!